Coaching

il piacere di scoprire il proprio potenziale

Come funzioniamo?

Come si stabilisce un buon obiettivo?

Come possiamo avere accesso alle risorse necessarie?

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Coaching

COACHING

Ogni persona possiede bisogni e obiettivi del tutto soggettivi e unici, dei quali è più o meno consapevole.


Ogni persona possiede in sé un potenziale di risorse grazie alle quali perseguire una vita ricca e piena.


Le risorse, per essere attivate e rese disponibili, vanno prima di tutto scoperte, e successivamente integrate all'interno di qualcosa di valore (per sè), che attivi la motivazione necessaria, che stabilisca la direzione da seguire, e che andrà percorsa a tappe, obiettivi; stabilire un obiettivo è come progettare un abito da sartoria; va ritagliato a misura della persona che lo indosserà, e sarà perfetto solo per lei


Il coaching è una metodologia che integra diversi approcci, ed è utile per tutti coloro che desiderano apprendere un modello efficace per stabilire obiettivi individuali e strategie per il loro raggiungimento. 


Mediante un affiancamento iniziamo come prima fase ad esplorare la situazione in cui si trova oggi la persona, con quali sfide è ingaggiata, e che richiedono grandi quantità di energia, capiamo insieme se queste sfide sono inevitabili, se fanno parte di una tappa per giungere a qualcosa di importante e utile, se coinvolgono altri soggetti oltre alla persona seguita, oppure se è il momento di cambiare strada.


Quando abbiamo capito cosa succede nel qui ed ora, e perchè, come seconda fase condividiamo una direzione, stabiliamo degli obiettivi, e facciamo in modo che la persona si inoltri nella direzione scelta.


Quando seguiamo una persona creiamo dei momenti di confronto e feedback all'interno dei quali sperimentare nuovi modi di affrontare un viaggio, stabiliamo dei criteri soggettivi e/o quantitativi di valutazione; modelliamo l'esperienza, per imparare a fare più ricche le esperienze, per aprire un circolo virtuoso nella vita della persona; prendiamo il meglio del nostro passato e da chi ci ha preceduto (modelli efficaci), e ci muoviamo nel presente (lo stato attuale) per costruire un futuro migliore (lo stato desiderato); obiettivo finale è l'autonomia dell'individuo, la libertà di scelta di chi ha capito cosa deve fare.


All'interno di un percorso di coaching si passano al setaccio le convinzioni che ci siamo costruiti, e mediante le quali filtriamo gli accadimenti della vita, si prende coscienza dei condizionamenti ricevuti dall'ambiente, e di quanto alcuni di questi sono stati utili nel passato, e magari oggi non più. Si approfondiscono le nostre abitudini comportamentali e di pensiero


E' un affascinante viaggio alla scoperta di sè.

 

COACHING - IL POTERE DELLE DOMANDE NEL PROCESSO

 

La vita di ognuno di noi è appunto come un viaggio,  un percorso scandito da tappe fondamentali, momenti e/o situazioni che ogni persona deve saper riconoscere, accettare ed affrontare al meglio, per riuscire a mantenere la rotta verso quella serenità, felicità e soddisfazioni che ci spettano, a patto che desideriamo veramente ottenerle.


La nostra fortuna è che il sistema nervoso umano è il più straordinario, avanzato e creativo strumento mai esistito sulla faccia della terra, una interfaccia con l'universo circostante in costante stato di auto-apprendimento e miglioramento.


Come ogni strumento, il suo valore, l'efficacia e l'utilità del suo uso, aumentano grazie alle capacità e conoscenze che possediamo riguardo ad esso, proprio come un software o un qualsiasi congegno tecnologico, e non a caso si sente parlare di 'tecnologia umana', come di 'intelligenza artificiale', e come ogni tecnologia, ogni tanto, è necessario un up-grade, un aggiornamento del sistema, perché tutto cambia, e velocemente, quindi servono informazioni sempre più nuove e aggiornate per rispondere a quello che il viaggio ci chiede.


Tanto per cominciare, la benzina, la sostanza vitale, che muove questo strumento verso le migliori direzioni sono le domande, perchè le domande portano all'accesso cosciente, ovvero introducono le informazioni nello straordinario spazio di lavoro mentale, la 'lavagna interna' dove si scrive la nostra storia, dove si attivano i più sofisticati schemi di elaborazione dell'informazione, da cui deriveranno i nostri pensieri coscienti e il comportamento


Alex Zanardi, l'ex pilota di formula uno, oggi straordinario iron-man nel triathlon para-olimpico, racconta che, appena svegliato dopo l'operazione di amputazione di entrambe le gambe, si è chiesto cosa potesse fare con la parte restante, e questa domanda ha dato vita ai pensieri che hanno fatto per lui la grande differenza


Quello che riusciamo ad ottenere nella nostra vita è strettamente correlato con la qualità delle domande che ci poniamo, e con i comportamenti che poniamo in atto.


Esiste una grande differenza interna tra il chiedersi: "Sarò in grado di fare questa X cosa?", e chiedersi invece: "come è possibile fare questa X cosa?", oppure ancora: "quali conoscenze e/o competenze servono per fare questa X cosa?".


Nel primo caso il rischio è che venga 'allucinata' una qualche forma di risposta basata su 'sensazioni', 'ipotesi', 'credenze personali', 'esperienze di tentativi pregressi', 'costruzioni mentali' di vario genere, che possono portare ad agire, con la 'speranza' di ottenere un risultato positivo, oppure ad abbandonare l'impresa, con la 'convinzione' che non sia possibile.


Nel secondo caso il cervello si muove nel campo circostante alla ricerca di informazioni utili, generative del cambiamento necessario per fare ciò che si desidera, cercando fonti umane o scritte fra coloro che 'la cosa X' la fanno o l'hanno fatta, affinchè si possa meglio comprendere cosa serve per farla e poi decidere.


Decidere cosa? Ecco il secondo punto fondamentale per il sistema nervoso, e per il cervello parte del suo sistema, ovvero la scelta della destinazione e degli obiettivi. Non tutto quello che desideriamo è utile per noi, non tutto quello che è utile per noi diventa oggetto del nostro desiderio; qualcun altro ha anche detto: non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato.


L'ecologia della meta è un altro aspetto fondamentale del percorso, in quanto agire allineati nei confronti dei propri valori e del sistema più ampio del quale facciamo parte ( es. familiari, partners, figli, amici, colleghi, etc ... ), rappresenta una condizione fondamentale per rendere il nostro viaggio, un fantastico viaggio.


Infine possiamo ricordare che tutto avviene all'interno di uno spazio e di un certo tempo, coordinate all'interno delle quali si gioca la dimensione del nostro viaggio.


Ad un certo livello del viaggio si è soli, o si crede di esserlo, ad un altro veniamo affiancati da altri esseri positivi, della cui presenza a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto. Altre volte ancora troviamo esseri che mettono a dura prova il nostro sistema, e qui è fondamentale riconoscere quanto e cosa possiamo imparare, piuttosto che focalizzarci su quello che è stato fatto nei nostri confronti, quindi sul semplice comportamento di questi esseri, perché rischieremmo di dare loro un potere eccessivo, e in più perdere di vista quello che l'esperienza del loro incontro ci ha portato nel bene, o nell'apparente, momentaneo, male.


A me piace pensare alle persone positive che albergano nel mondo, coloro che abbiamo incontrato e che sono andati per altre strade, o che sono vicino a noi tutt'ora, dei quali percepiamo la presenza, ma anche di coloro che, al momento, non siamo ancora consapevoli, ma che si sveleranno a noi, nel momento in cui decideremo di pensare in maniera generativa; persone di ogni epoca, di ogni livello della dimensione spazio tempo, che hanno lasciato tracce scritte, orali, sempre vive.


Tutte queste persone, quello che ci hanno insegnato e che ci insegneranno, sono le nostre risorse, i nostri sponsor, l'inesauribile patrimonio dal quale possiamo attingere all'interno di una coscienza di campo collettiva.


Ogni persona in viaggio necessita di risorse di vario genere, perché ci sono momenti nei quali abbiamo semplicemente bisogno di qualcuno al nostro fianco per farcela, e bisogna che sappiamo come raggiungere o farci raggiungere da questa risorsa.


Il coaching si configura come il campo ideale all'interno del quale attingere alle proprie risorse e a quelle degli altri, affinchè il nostro sistema nervoso funzioni come strumento neuro-virtuoso, e sia sempre orientato per fare delle ottime esperienze.


Affiancare una persona in tempo reale, condividere con lei mete e strumenti, valutare passo-passo cosa accade, crescere insieme e generare conoscenza individuale che diventa automaticamente conoscenza per il territorio; io credo in tutto questo, e la mia passione mi ha portato qui, dopo anni di lavoro con le persone; credo sia una tappa fondamentale del viaggio e come tale la vivo.

Gabriele Nani

 

 

 

 

Coaching sportivo

Per i tuoi obiettivi sportivi affidati a chi pratica sport con passione

da tanti anni

a chi per primo applica a sè stesso i princìpi che insegna

a chi sa cosa vuol dire fatica, costanza, perseveranza

se ami lo sport, qualsiasi livello desideri raggiungere, qualsiasi obiettivo ti poni
nel momento in cui desideri conoscere meglio le dinamiche fra corpo e mente, per fare quello che fai, con maggiore piacere e risultati migliori

chiedi a chi ha fatto della sua vita il suo splendido laboratorio

a chi sa come esplorare la tua esperienza e trovare quello che funziona per te
vieni a conoscermi

poche chiacchiere ti basteranno per prendermi le misure e capire quanto posso esserti utile

quando vuoi, ti basta una mail per avere il mio contatto telefonico


il vantaggio di condurre la mente dove vuoi tu

puoi saltare subito al video, oppure prenderti qualche minuto per leggerti il pensiero che sta intorno al video, come preferisci )


Non è una novità.


Chi conosce o pratica la mindfulness lo sa.


COME usi la tua mente fa la differenza! DOVE e COME conduci il tuo pensiero, su COSA focalizzi la tua attenzione?


Non serve essere dei praticanti esperti per sperimentare quanto cambiano le nostre performance quando facciamo 'girare' la nostra mente in una modalità diversa da quella automatica, che accompagna una buona percentuale delle nostre azioni quotidiane.

Chi fa sport di resistenza, endurance, ultra-maratoneti, sanno quanto sia più difficile disciplinare il pensiero del corpo, e sanno anche che però, quando riescono a farlo, anche il corpo ne trae grandi vantaggi!Il corpo risponde per una parte a seconda di quanto l'hai abituato, e per l'altra a seconda di cosa fai nella tua testa; perchè è il cervello che elabora e invia segnali mediante il corpo come medium, che stimola la produzione di determinati neurotrasmettitori che servono a sostenere l'attività fisica.

Quindi è sì fondamentale quanto e come ti alleni, quanto e come mangi, ma anche come ragioni! E quando il tuo pensiero è allineato rispetto a quello che stai chiedendo al tuo corpo ... accadono cose straordinarie! come è successo nel mio piccolo, durante la mia attività che ha il pregio di essere costante piuttosto che quantitativa e/o qualitativa, nel senso che io faccio piccoli percorsi, non mi alleno seguendo un metodo preciso, tabelle o altro, ma fermo del tutto non ci sto mai, e durante la settimana mi ritaglio le mie tre/quattro piccole uscite di un'oretta ciascuna, dove faccio quel che riesco e .. ogni tanto ... mi stupisco riuscendo a fare molto di più di quello che faccio, a fatica, in certi momenti!

Di seguito riporto il video girato subito dopo una delle mie sessioni di allenamento, girato in presa diretta, ancora con il sudore addosso, sull'onda dell'emozione e della soddisfazione.Prima però ti riporto la "storia delle due frecce":

Circa 2.500 anni fa, il Buddha tenne un discorso su come affrontare il dolore in modo consapevole. 

Quando un "ignorante", che non conosce l'insegnamento, viene a contatto con una sensazione di dolore, si affligge, si angoscia e si lamenta, si batte il petto, resta sconvolto. Così prova due dolori, uno fisico e uno mentale. Come se dovessero colpire un uomo con una freccia e subito dopo con un'altra, cosicché egli sentirebbe i dolori di due frecce. [ Bhikku, 2004b]


Come ascolterai nel video, io ho un dolore costante al piede destro, e nessuno degli esperti contattati ha potuto ne dirmi cosa sia di preciso, ne aiutarmi a ripristinare lo "stato normale" precedente. Ma ho imparato che loro non possiedono nessuna colpa, e magari questo è il prezzo che io pago per essermi tolto dal divano e aver ripreso a fare attività fisica. All'inizio pretendevo che questi esperti mi risolvessero il problema, ed ho investito molte energie, oltre che attese e soldi e tempo per seguire i loro consigli. E più mi aspettavo che passasse per poter tornare a correre, meno passava, e meno io andavo a correre, perdendo via via anche i vantaggi dell'allenamento precedente al fattaccio. Poi un giorno ho pensato agli esami effettuati, e mi sono ricordato che 'danni' strutturali tali da sconsigliare l'attività non ne ho! Ok, non sono riusciti a dirmi cosa ho, ma hanno anche escluso che abbia qualcosa di importante! E quindi? mi sono detto: "perchè allora sto fermo?".

Il perchè era che, gli obiettivi iniziali, ovvero 1) ricominciare a fare sport, 2) perdere peso ... erano stati pienamente raggiunti!!! Quindi il mio cervello non aveva altro che lo potesse motivare! E quindi ogni scusa, il piede, il tempo atmosferico, ecc ... era buona per starmene a casa! e così nel frattempo ri-prendevo peso, e via via l'antico motivo del peso poteva ri-iniziare ad essere valido!!!! capito il loop di cui ero vittima? ed era tutto mentale!Quindi ho rispolverato e ripreso un antico "perchè" che era rimasto dietro le quinte, dietro ai motivi "peso e riprendi attività", ovvero il desiderio di essere l'esperimento, il laboratorio di me stesso! sperimentare in primis su di me gli effetti di quello che vorrei proporre agli altri! il desiderio di sentirmi congruente tra ciò che dico, ciò che faccio, e ciò che penso! Ecco un nobile "perchè"!!! senza una meta precisa, un tempo ... una vera e propria ,motivazione basata su una direzione! un percorso infinito sul quale sì ... poter anche innestare motivi estetici, salutistici, di scarico dello stress, ecc ... ma come tappe intermedie, stazioni da toccare durante il viaggio, ma da superare e andare oltre!Quindi ora ho di nuovo un "perchè eterno" .... o quantomeno così mi piace pensarlo e .. vedremo come andrà! per ora funziona! :-)

Ora ho iniziato a "convivere" con i segnali che il mio piede mi manda (dal momento che, grazie a precisi esami medici, ho potuto scongiurare l'esistenza di cose importanti, e dunque il dover ricorrere a cure particolari!). Mi alzo, e sentire il fastidio per me è diventato 'naturale' come il sentire lo stimolo per fare pipì appena sveglio! Quindi lo sento, sorrido, e so che (per la pipì vado in bagno e la faccio e lo stimolo passa), basta che cammino piano qualche minuto e mi passa! ogni tanto lo coccolo con qualche massaggio, a volte mi giova il calore, altre, ad esempio dopo la corsa, il fresco. prima era un pensiero fisso, il fatto di farlo scomparire, il "quando passerà questa cosa?", "ce l'avrò sempre?", "peggiorerà?", "dovrò smettere di correre?", "cos'altro farò visto che correre e ciò che amo di più?" , ecc ... e sapete cosa sono tutti questi pensieri? la seconda, la terza, la quarta, ecc ... , freccia!!! un Karakiri psicologico!

E mentre correvo l'attenzione andava al piede, così lo sentivo, così riprendeva la pioggia di freccie! Con il risultato che non respiravo più con regolarità, così mi sentivo più pesante, e partita un circolo vizioso che mi portava a ridurre le distanze e gli sforzi.l'altro giorno tutto questo è finito! Ora il grande lavoro è quello di ricercare il più spesso possibile di riprodurre quelle condizioni mentali ideali, sapendo che ogni tanto non ce la farò, ma lo so, e quindi non mi interessa se ogni tanto non ci riuscirò. Sono riuscito a mettere a tacere le altre frecce; mi sono concentrato solo sul dare al respiro il ritmo ideale per la velocità che mi sono scelto. ho cercato di mantenere una velocità costante e adatta alla mia attuale preparazione, e di fare in modo che il respiro la scandisse come un metronomo.Nel fare questo ho avvertito armonia, allineamento interno, assenza di sforzo, piacere e ... il risultato è arrivato! Ho corso i famosi 11 km in 50 minuti! senza sforzo!!! Quando nei giorni precedenti arrivavo distrutto a 30 minuti e correvo al massimo 4/5 km!Ho imparato a usare il respiro al servizio del mio corpo, ed ho altresì imparato ad ascoltare meglio il mio corpo per capire QUANTO potessi chiedergli in quel momento, ed ho messo in comunicazione le due parti, facendo in modo che la mente rimanesse lì, invece che altrove in pensieri vari! e il mio corpo mi ha ripagato con un risultato al di là delle mie aspettative!Questa cosa la si può imparare, ci vuole solo pazienza e costanza, e perseverare al di là dei risultati (sia iniziali che in seguito!).ti aspetto per un confronto su questi argomenti!

Quando vuoi e come vuoi!grazie!

Abilità di Mindfulness

I pensieri si impongono alla tua consapevolezza e non puoi deciderli

Mentre l'atto del "pensare" è volontario, e puoi decidere liberamente se lasciarti trasportare dalla corrente dei pensieri, oppure se rimanere concentrato/a su ciò che stai facendo.

Ci vuole del tempo e tanta pazienza, ma i risultati arrivano, e quando arrivano la differenza si sente.

Bisogna accettare che ogni giorno è diverso, e non sempre le cose vanno come desideri, anzi! potrebbero andare molto meglio! o peggio ... , ma non puoi saperlo fino a che non ti muovi; e il problema sta proprio nella gabbia dorata delle aspettative, che tentano malamente di imbrigliare l'impermanenza della realtà, alimentando l'illusione del controllo.

Quindi le abilità di mindfulness sono un invito a sviluppare apertura serena, che diventa anche centratura, e quando siamo sereni e centrati diventa molto più facile capire cosa ci succede e come farvi fronte.

Quindi la mindfulness, nonostante il suo accento sul presente, è amica degli obiettivi nel futuro, perchè aiuta a ottimizzare le energie, limitare le distrazioni, rimanere maggiormente lucidi, presenti nel cammino.

Pratichiamo il nostro cervello 24 ore su 24, e farlo nella modalità mindfulness è solo un modo più ecologico, soprattutto nella pratica informale, che è quella che pratico io quotidianamente, quando me ne ricordo, quando riesco di nuovo a rendermi conto che la modalità del fare, con il suo pilota automatico, ha preso il comando, e allora sorrido, respiro, rallento, e riprendo le redini della situazione, e decido io dove andare e come andarci, entro nella modalità dell'essere.

Ecco, ora, probabilmente mentre leggi lo stai facendo anche tu, poi vedrai il video, o magari l'hai già visto, e inizierai a pensare ... pensare ... pensare ... magari a quanto hai letto e visto, magari a tutt'altro!l'importante è che ne rendi conto, che segui la corrente per un momento, e decidi in maniera consapevole se ti va bene andare "là", o se preferisci rimanere "qui".

Ti aspetto per un sereno e aperto confronto

Come goderti la vita che hai, e avere più tempo a tua disposizione

Come ti sembra questo momento della tua vita?


C'è calma piatta? apatia? sembra che non si muova nulla, che si "galleggi" seguendo una corrente imprecisata?

Oppure stai molto tempo sul web? facendo zapping fra i blog, nei social network, scambiando decine di commenti. Magari ti sembra anche che questa tua attività web ti porti delle soddisfazioni, perchè ogni tanto ridi, ogni tanto litighi, ogni tanto scopri cose nuove, insomma, le emozioni si muovono nel web ...

Oppure ti sembra di essere su un treno in corsa, dove fai mille cose, ma alla fine senti che manca qualcosa, oppure che c'è qualcosa che non funziona, tante cose, ma nessuna che senti connessa profondamente con te, e magari anche economicamente è uno strazio

Desideri cambiare? oppure anche solo migliorare?

insomma, come stai?

se ti sei ritrovato/a in una delle situazioni sopra-descritte, o meglio ancora in un mix delle medesime
il seguente video è per te
buona visione!